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The Out Campaign: Scarlet Letter of Atheism

Sono ateo e faccio coming out.


1) L'uomo è un animale politico (Aristotele di Stagira).

2) Sivio Berlusconi è un uomo (Aida Yespica).

3) Silvio Berlusconi non è un politico (Silvio Berlusconi).

4) Silvio Berlusconi è solo un animale (Meslier).


Sillogismo berlusconiano di Meslier (riflessione in margine ad un incontro dell'ex premier con i neofascisti).
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Questo l'ho fatto io!


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Il sogni della mia ragione:

- "Quando si sta male, niente di meglio che ridere delle disgrazie altrui".

- "Quando avevo circa diciotto anni ho avuto una crisi mistica. Poi ho preso una tachipirina e per fortuna tutto è passato".

- "Spesso essere educati fa app
arire stupidi. Io stronzo lo sono di certo, ma maleducato no!".
L'angolo dell'aforismO di openspace
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- "Quando elemosinano visite e commenti sui blog; questo si chiama giornalismo porta a porta."

- "Se fai un post che ritieni ottimo, nessuno lo commenterà; se fai un post inutile, lo commenteranno in pochi; se fai un post mediocre, sarà un successo".
Osservazioni di Openspace sulle realtà del blog contemporaneo.


 

Diario |
 
Diario
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7 febbraio 2010

Scelte.

Devo eliminarne due, quali?

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permalink | inviato da openspace il 7/2/2010 alle 21:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

1 febbraio 2010

Manifesto della Slow city.

1. La slow city è una città (o una parte di territorio, più in generale) che ha deciso di rinunciare al falso idolo della velocità nominale e del consumo di massa.
2. La slow city non è solo una città lenta, ma è il luogo in cui si fondono e interagiscono tutte le culture a basso impatto, le uniche in grado di fronteggiare efficacemente la crisi economica.
3. La slow city minimizza il suo impatto ambientale risparmiando energia e producendola da fonti rinnovabili.
4. L’automobile è un mezzo di trasporto rivoluzionario e imprescindibilmente legato alla configurazione spaziale della città contemporanea. Altrettanto scontato non è l’obbligo del possesso di un’automobile.
    Nelle slow cities la mobilità non è legata al possesso del bene automobile, ma al diritto di utilizzarlo. Non più un’auto per individuo, ma più utilizzatori per la stessa automobile, di proprietà di una società pubblico-privata che gestisce la mobilità integrata (mezzi di trasporto pubblico di massa, taxi collettivo, car sharing, mobilità alternative).
5. Nella città contemporanea il tempo di spostamento è un tempo perso e va minimizzato; nella slow city il tempo impiegato nello spostamento è, nella maggior parte dei casi, un tempo qualificato, dedicato alla socializzazione e ad attività piacevoli. La sua minimizzazione è legata alle necessità del singolo.
6. Quello che vale per il tempo di spostamento, vale anche per lo spazio. Lo spazio che si attraversa non è anonimo e indifferente.
    Attraversare una slow city implica interagire necessariamente con la stessa e con gli altri individui al suo interno.
7. Nella slow city non ci sono percorsi obbligati (come quelli che devono percorrere le automobili), ma il tragitto tra un punto “A” e un punto “B” varia al variare dell’individuo e del mezzo di locomozione.
    Ciò implica che eventuali interventi di riqualificazione urbana vadano perseguiti “per aree” e non “per linee”.
8. Nella città contemporanea le strade e i marciapiedi sono un bene privato degli automobilisti, nelle slow cities le strade tornano ad essere suolo utile per un uso realmente pubblico.


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permalink | inviato da openspace il 1/2/2010 alle 15:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

31 gennaio 2010

Oggi openspace parla di case.

Mentre a qualche centinaio di metri dalla postazione da cui scrivo si stanno decidendo le sorti del "piano casa" siciliano, mentre alcuni colleghi mi ricordano (causa imminente esame di estimo) questioni di rendita fondiaria e mentre mi ricordo che stasera Presadiretta titola "Case da pazzi", mi imbatto in questa galleria di Repubblica.it
Stavolta lascerò perdere le mie antipatie per il Paese da cui provengono quelle immagini, e mi limito a sottolineare che la riqualificazione urbana non può essere fatta sulla pelle dei più deboli. L'esempio catalano che riporto è solo un esempio, appunto, della modalità oggi più in voga per rigenerare pezzi di città. Comprare, sfrattare, buttare giù e ricostruire.
Piccola nota a margine, almeno Haussmann aveva il buon senso di non comprare i terreni. Si presentava direttamente con i cannoni.


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28 gennaio 2010

Esperienze mistiche.

Oggi, in bici, in questi posti e con questa canzone a volume alto (da non sentire, volutamente, i suoni del mercato) nelle orecchie è stata un'esperienza quasi mistica. Sembrava di essere un film, un bel film.
Consigilio a tutti di provare.

26 gennaio 2010

E chi se ne

Sì, lo so. Sono mancato per parecchio tempo (e chi se ne...).
Sì, lo so. Avrei dovuto avvertire prima di sparire (e chi se ne...).
Sì, lo so. So tutto ciò e parecchie altre cose, ma so anche che forse, probabilmente, (e chi se ne...) openspace torna. Che il tentativo sia serio, stavolta, lo dimostra il fatto che ho perso qualche ora della mia giornata a risistemare la grafica della pagina.
Quale migliore maniera per aprire il nuovo open-space se non una nuova grafica? Ci sto lavornado.
A presto, Vito.




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28 ottobre 2009

Silenziosamente.

E così, senza colpo ferire, senza batter ciglio, l'università l'ha di nuovo presa nel culo.


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16 ottobre 2009

Politica e pallone.

"Serve una riforma che faccia del nostro Paese una democrazia vera non soggetta al potere di un ordine che non ha legittimazione elettorale" (Silvio Berlusconi, 15/10/2009)

Facciamo un paragone col calcio, che probabilmente è l'unica dimensione che gli italiani capiscono. Si parta col playback:
"Serve una riforma che faccia del nostro campionato un torneo vero non soggetto all'arbitrio di un potere non scelto dai tifosi"

E' ovvio che qualcosa non va. Se le parti politiche sono le squadre, e gli elettori i tifosi, è assolutamente necessario che la magistratura, gli arbitri, non siano scelti dagli ultras. Evidentemente nessuno ha avuto il coraggio di far notare al premier l'assurdità della sua affermazione. Sopravviveremo.


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24 settembre 2009

Somiglianze.

Me ne sono accorto solo adesso, ma lui infervorato somiglia moltissimo a lui.

Vedere per credere








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20 settembre 2009

Piccole note lessicali.

Rai1 (tg1): "Rintrate stamane le salme dei sei eroi caduti nella strage di kabul"

SkySport1: "Un minuto di silenzio per ricordare le sei vittime della tragedia di Kabul".

Mai averi immaginato che per sentire le notizie commentate nella maniera corretta avrei dovuto seguire Roma-Fiorentina anzicchè il telegiornale. Pazienza, significa che la prossima volta eviterò direttamente di sintonizzarmi su Rai1.


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4 settembre 2009

E palla al centro.

Jules Maigret batte Pepe Carvalho.
Come dire: Francia batte Spagna due a zero.


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